24 November, 2012 20:42

“Tutto il linguaggio che circonda questa malattia è un linguaggio di guerra e io stesso all’inizio l’avevo usato. Il cancro è un «nemico» da «combattere»; la terapia è «un’arma»; ogni fase di un trattamento è una «battaglia». Il «male» è sempre visto come qualcosa di estraneo che viene dentro di noi a far pasticci e che quindi va distrutto, eliminato, cacciato via. Già dopo alcune settimane di frequentazione col cancro, quella visione non mi piaceva, non mi soddisfaceva più. A forza di starci assieme, quel mio interno visitatore mi pareva fosse diventato parte di me, come le mie mani, i piedi e la testa su cui, a causa della chemioterapia, non avevo più un capello. Più che dargli addosso, a quel cancro, nelle sue varie incarnazioni, mi veniva da parlarci, da farmelo amico; se non altro perché avevo capito che in un modo o in un altro lui sarebbe rimasto lì, magari sonnolento, a farmi compagnia per il resto del cammino.”

Estratto di: Terzani, Tiziano. “Un altro giro di giostra.” iBooks. Il materiale potrebbe essere protetto da copyright.

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